
Al Convegno partecipano dirigenti dell’ANVUR, ex ministri, esponenti di Confindustria e della Conferenza dei Rettori, un rappresentante del Consiglio Universitario Nazionale, ma nessuno studente. Si parla dello strumento e dei suoi risultati, degli effetti che questi possono avere in termini di politiche da adottare su scuola e università; ma non si è sentito il bisogno di coinvolgere gli studenti, manca, cioè, la voce di coloro cui i test sono rivolti.
Questa mancanza è indicativa di una concezione fortemente sbagliata, secondo la quale gli studenti sono solo oggetto della valutazione, e non soggetto attivo ed essenziale, che dovrebbe concorrere a determinare i percorsi di valutazione ed autovalutazione.
Il nostro sistema di valutazione è stato impostato, fin dall’inizio, come uno strumento per certificare l’inefficienza del sistema universitario teorizzata dai passati Governi, e legittimare quindi le politiche di tagli e ridimensionamento degli atenei pubblici, in un’ottica meramente punitiva. Ora si rischia di estendere questa logica anche agli studenti.
In assenza di finanziamenti e politiche adeguate, i TECO sono uno strumento inutile, e potenzialmente dannoso se utilizzato con leggerezza per la valutazione.
Rispetto ad uno strumento del genere, non si può assolutamente prescindere dal coinvolgimento degli studenti nella sua implementazione e valutazione, a maggior ragione in una fase sperimentale.
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