
Dichiara Elisa Marchetti, coordinatrice dell’Unione degli Universitari: “I dati di dicembre confermano purtroppo quanto già visto per il mese precedente. Più di un giovane su dieci, nella fascia di età tra i 15 e i 24 anni, cerca lavoro ma non lo trova. Questo dato risulta particolarmente allarmante tenendo conto che la maggior parte dei giovani studia, e pertanto non è in cerca di lavoro (72%). Parliamo di una generazione che potrebbe ancora studiare ma che spesso non ne ha i mezzi perché il nostro Paese non investe nel diritto allo studio. Parliamo di una generazione di laureati che non trova occupazione perché il mondo del lavoro non è in grado di valorizzarne le competenze.”
Prosegue Giammarco Manfreda, coordinatore della Rete degli Studenti Medi: “Il tasso di disoccupazione giovanile al 40%, il livello più alto dal 2015 ad oggi, mostra una situazione drammatica sulla quale le manovre messe in campo dal Governo non hanno avuto un’influenza all’infuori del breve periodo. Questi dati allarmanti troppo spesso contribuiscono al progressivo allontanamento dei giovani dalle scuole e dalle Università, fenomeno prevalentemente dovuto alla svalutazione del titolo di studio, ovvero alla mancata connessione, ormai estremamente frequente, tra il percorso di studi e le esigenze del mercato del lavoro. Va poi sottolineato che tanti, soprattutto chi si trova in quella condizione ambivalente tra studio e lavoro, pur svolgendo lavori non occasionali, sono retribuiti a voucher, uno strumento di precarietà che non garantisce sufficienti tutele e non consente in alcun modo di immaginare progetti futuri avendo come garanzia la propria occupazione.”
I coordinatori nazionali concludono: “Da diversi mesi tutti i dati dimostrano il fallimento del Jobs Act, del mito della flessibilità come risposta alla disoccupazione, delle regalie fiscali che una volta esaurite hanno lasciato a piedi la nostra generazione. Vogliamo un serio piano di contrasto alla disoccupazione giovanile e alla precarietà. Vogliamo che sia messo al centro l’inserimento nel mondo del lavoro di chi ha investito sulla propria formazione per un impiego all’altezza delle sue conoscenze e aspirazioni”.
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