
Già dalla distribuzione generale sono palesi le storture di questo meccanismo di finanziamento, che avevamo denunciato fin dalla bozza della Legge di bilancio 2017: al Nord vengono ‘premiati’ 107 dipartimenti (il 34% dei dipartimenti dell’Area), al Centro 50 (il 23%) e al Sud 23 (il 10%). Il 59% dei dipartimenti premiati è degli atenei del Nord, il 28% del Centro e solamente il 13% del Sud. È impensabile e irresponsabile che in uno scenario in cui le disuguaglianze territoriali nei finanziamenti degli atenei costituiscono già un grave problema, queste vengano ulteriormente accentuate!
L’iniquità del meccanismo di ripartizione è ancor più evidente osservando gli atenei in cui vengono premiati più del 25% dei dipartimenti presenti nell’ateneo: al Nord sono 16 su 25 (64%), al Centro 9 su 20 (45%) e al Sud appena 1 su 21 (il 5%). Oltre alla disuguaglianza di natura territoriale, il meccanismo di competizione tra tutti i dipartimenti di tutte le aree esistenti incrementa ulteriormente anche la divario, già esistente e pericoloso, tra grandi atenei delle grandi città e atenei delle città medio-piccole. Inoltre, l’utilizzo dell’indicatore standardizzato di performance dipartimentale (ISPD) porta a risultati bizzarri, dovuti alla necessità di riaggregare i dati della Valutazione della Qualità di Ricerca su base dipartimentale: il primo dipartimento di Fisica in Italia risulta essere il Dipartimento di Neuroscienze e Imaging e scienze cliniche, che eroga corsi di Psicologia, Fisioterapia, tecniche di radiologia medica, per immagini e radioterapia e Terapia occupazionale. Completamente assente un corso di laurea in fisica.
La rincorsa esasperata della retorica del merito e dell’eccellenza, con questi superdipartimenti raggiunge un apice preoccupante: in uno scenario pesantemente sottofinanziato, dove già la distribuzione del Fondo di Finanziamento Ordinario avviene per una grossa fetta in modo cosiddetto ‘premiale’, vengono immesse ulteriori risorse che aumenteranno le disuguaglianze e che sono destinante, nel lungo periodo, a falsare pesantemente le ripartizioni ordinarie. Già a suo tempo avevamo sottolineato come fosse illogico da parte del Governo sostenere che non ci fossero risorse ordinarie aggiuntive per gli atenei quando poi queste si trovano per misure “premiali”: le risorse ci sono ma deliberatamente le si utilizza in modo sbagliato, senza focalizzare l’attenzione sulla necessità di avere una sostanziosa riprogrammazione del reclutamento, dell’investimento nelle strutture e nell’abbattimento ulteriore della contribuzione studentesca”.
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