Numero chiuso 2018. Ieri è uscito il decreto ministeriale relativo alla ripartizione dei posti per i corsi a numero chiuso 2018. Positivo l’aumento di circa 1300 posti rispetto allo scorso anno.
Rispetto all’anno scorso, a Medicina i posti aumentano di 679 unità (+7,5%), ad odontoiatria di 188 (+20,7%), a veterinaria di 104 (+15,9%) e ad architettura di 338 (+4,9%). Si tratta di una misura sicuramente positiva, non soltanto perché risponde al crescente fabbisogno di determinate professioni soprattutto nel settore della salute pubblica, ma anche perché va nella direzione di dare una risposta alle nostre continue richieste di rendere l’accesso all’università un diritto che deve essere universale.
Quello che ci interessa capire, è però che tipo di politica vorrà mettere in atto il Ministero sul fronte del numero chiuso. Se infatti accogliamo positivamente l’aumento generale dei posti, non possiamo non sottolineare alcune contraddizioni. Partiamo innanzitutto da Medicina: l’incremento dei posti disponibili nelle università private è maggiore rispetto a quello nelle pubbliche (+10,1% per le private, contro il 7,3% delle pubbliche). Inoltre ad oggi non è neanche possibile tenere conto dei posti che saranno messi a disposizione per la nuova università privata UniCamillus, la cui assegnazione risulta al momento rinviata.
Riteniamo inconcepibile che in questo quadro si permetta di incrementare l’offerta privata! Per quanto riguarda architettura, continuiamo a chiedere che il test a numero chiuso sia abolito e che il corso torni ad essere a numero aperto, considerando quanto siano vicini i numeri delle persone che si iscrivono al test e il numero di posti effettivamente disponibili. Il mantenimento della programmazione all’accesso su architettura altro non è che la volontà di mantenere uno “status”, ma soprattutto di continuare a tenere in vita un business legato ai test di accesso.
Lo abbiamo detto fin dall’insediamento delle Camere: il tema del numero chiuso va affrontato, e va fatto seriamente, nell’ottica di superarlo definitivamente sia a livello nazionale che a livello locale. Serve un investimento serio, che va dall’ampliare strutture e numero di docenti, fino alla necessità improrogabile di incrementare consistentemente i posti alle specializzazioni mediche. Se dopo i passi falsi dei giorni scorsi questo Governo vuole dimostrare di essere il governo del cambiamento, dovrà necessariamente partire da questo tema confrontandosi con la rappresentanza studentesca e con le organizzazioni rappresentative degli studenti.
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