Ma serve un piano di investimenti strutturale e una didattica di qualità per abbattere il numero chiuso.

 Ancora una volta, in tutti gli Atenei d’Italia contro il numero chiuso e per garantire il sostegno necessario a tutte e tutti le studentesse e studenti d’Italia.

Siamo in Sapienza per un presidio volto a sottolineare l’illegittimità del numero chiuso, la fallacia dello strumento del test d’accesso e proporre la nostra visione e il nostro modello di superamento dei numeri programmati nazionali. Sono circa 65.300  a fronte di circa 16.000 posti le studentesse e studenti da tutta Italia impegnate anche quest’anno in quella che ormai rappresenta una vera e propria competizione. Nonostante le leggere modifiche apportate alla struttura dei test, il numero chiuso rimane: un evidente segnale di quanto gli investimenti in istruzione e università e ricerca siano soltanto promesse elettorali e frasi spot. Emblematiche, a tal proposito, le ultime dichiarazioni di Salvini il quale afferma la volontà di superare il numero chiuso dall’oggi al domani senza proporre un modello da cui partire, né indicare una programmazione di investimenti strutturali che possano realmente garantire ciò.

L’università deve essere pubblica, aperta e accessibile a tutte e tutti. Per questo oggi siamo in Sapienza, per ribadire che il superamento del numero chiuso è necessario e possibile solo partendo da un piano di investimenti volto ad aumentare il personale docente, le aule ed i laboratori, garantendo una didattica di qualità. Riteniamo quindi necessario l’introduzione di un modello transitorio, che abbia l’obiettivo di arrivare alla totale apertura dei corsi dell’area medica con delle tempistiche chiare e brevi e con finanziamenti congrui alle peculiarità formative e didattica di tali corsi di studio, e parallelamente l’ulteriore ampliamento delle borse di specializzazione medica per eliminare l’imbuto formativo che gli studenti si trovano alla fine del proprio percorso di studi.

Solo attraverso degli investimenti strutturali nei nostri atenei possiamo aspirare da qui ai prossimi anni di abbattere progressivamente il numero chiuso e di muoverci così verso un sistema universitario realmente aperto, superando un modello formativo che contribuisce ad acuire forti disuguaglianze economiche e sociali, non garantendo a tutte e tutti il reale accesso al diritto allo studio ma impiegando studentesse e studenti a sostenere anche i costi legati alla preparazione ai test.

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